Rifornimenti con fattura elettronica, più minus che plus

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Il provvedimento che, da luglio 2018, impone a professionisti e aziende l’utilizzo della moneta elettronica per pagare i carburanti potrebbe provocare difficoltà agli interessati.

Per come sono state scritte, le nuove norme che dal primo luglio imporranno a professionisti e aziende il pagamento di carburanti e oli combustibili con moneta elettronica (leggi qui) potrebbero generare confusione. Le modifiche all’articolo 164 del Testo Unico sulle Imposte sui Redditi (Tuir), che eliminano tra l’altro l’uso della carta carburante e relativi timbri, sono state messe a punto per arginare il pericolo di truffe ai danni dell’Erario. Servirebbero, però, al più presto delucidazioni, per permettere agli interessati di adeguarsi al meglio alle indicazioni, a partire da che cosa si intenda come metodo di pagamento alternativo alla moneta elettronica, accettabile ai fini fiscali. Altre indicazioni servirebbero per permettere alle aziende di approntare per tempo una gestione puntuale di tutta la documentazione e dei relativi cicli interni di gestione.
RISCHIO-CAOS – Nei giorni scorsi ulteriori dubbi sull’applicabilità delle nuove norme sono stati avanzati dal quotidiano economico di Confindustria, il Sole 24 Ore. In un articolo dal titolo “Pagamenti tracciabili per i costi dell’auto”, viene evidenziato un rischio-caos: “Le modifiche varate nel campo delle imposte dirette e indirette non sono sovrapponibili, per cui ne esce un quadro caotico. (…) Occorre intervenire con urgenza per ripristinare un po’ di ordine, visti i limiti all’attività interpretativa dell’Agenzia delle Entrate”. Nell’articolo sono state, per esempio, indicate come criticità la mancata previsione dell’obbligo per gli autocarri e l’assenza di vincoli di tracciabilità per altre spese relative ai mezzi gommati. Per quello che riguarda la detraibilità dell’Iva, invece, il Sole sottolinea come risultino di fatto “interessati agli obblighi di pagamenti tracciabili, oltre ai carburanti, anche tutti gli altri costi disciplinati dalla stessa disposizione quali, ad esempio, la custodia, la manutenzione, la riparazione, il noleggio, il leasing e quelli di utilizzo (ad esempio il pedaggio)”. Insomma, la disparità di contenuti nelle norme introdotte potrebbe creare ai contribuenti difficoltà a livello interpretativo e operativo, che sarebbe opportuno chiarire prima della loro entrata in vigore.

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